Il retablo torna a Cagliari

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Il retablo torna a Cagliari

Tutto è iniziato con una telefonata, durante un viaggio a Napoli, che proveniva dalla Germania. Lui, Dante Crobu, antiquario di Cagliari, scettico per mestiere, si è dato subito da fare. Ma dalla sua rete di contatti veniva la stessa risposta: sì, è un retablo autentico, databile ai primi del Cinqucento e realizzato in Sardegna.A quel punto Crobu ha iniziato a correre con la fantasia. A rivedere la struttura complessa e fortemente scenografica del retablo, in genere caratterizzata da una grande varietà di stili e materiali figurativi. «Retablo» è il termine spagnolo che indica «pala d’altare», costituito in genere da un dipinto su tavola che può essere composto da diverse parti.

Allora Crobu ha cercato l’aiuto di alcuni esperti: della storica dell’arte di Sassari Maria Paola Dettori e della cagliaritana Francesca Savona, studiosa di tedesco. I problemi erano diversi: oltre alla lingua, c’era quello dell’autenticità e della provenienza. Quello che è stato ritrovato è un retablo composto da cinque tasselli: una parte centrale (di 101 centimetri per 72,5) in cui è ritratto il Cristo di Nicodemo, più altri quattro rettangoli (di 51 per 37) dove, dall’alto verso il basso, sono raffigurati San Girolamo, San Giorgio, San Francesco e Sant’Eulalia. Ma è proprio il corpo centrale dell’opera che fa dire agli studiosi che si tratta di un pezzo sardo del Cinquecento. Il primo a raffigurare l’effige del Cristo di Nicodemo fu infatti Pietro Cavaro, principale esponente della cosiddetta «scuola di Stampace», che prende il nome da uno dei quattro quartieri storici di Cagliari.

Poi Crobu ha dovuto affrontare la questione dei costi. «Un prezzo esorbitante», afferma. Sul come e da chi lo ha acquistato, l’antiquario mantiene però il più stretto riserbo: «Segreto professionale». Mentre per i soldi necessari fa capire che ci sono dietro una serie di appassionati d’arte ed enti che hanno contribuito. Poi la precisazione: «Quest’opera non sarà messa in vendita, ma sarà donata a una fondazione che stiamo creando e, assieme ad altre opere d’arte, sarà messa a disposizione del pubblico». Intanto sabato prossimo il retablo ritrovato sarà presentato al pubblico durante un incontro che si terrà nel museo diocesano, a Cagliari: parteciperanno i maggiori esperti e studiosi del settore, da Roberto Coroneo (preside della facoltà di Lettere dell’ateneo del capoluogo) a Renato Serra (decano degli studiosi di questo periodo), da Aldo Pillittu (storico dell’arte) alla docente Mariella Scano Naitza.

Dal viaggio a Napoli di un mese fa tutto si è svolto in tempi velocissimi. «La paura era che l’opera venisse acquistata da qualche museo o collezionsta e che potesse finire chissà dove». Ora il retablo è tornato nel suo luogo originario. Uno dei misteri che ancora non sono stati risolti riguarda il viaggio che lo ha portato sino in Germania, a Monaco. Nel retro della struttura si trova uno stemma, «ma si tratta di una raffigurazione realizzata su un’altra», spiega Crobu. E con sosfisticati strumenti diagnostici si sta cercando di ricostruire lo stemma iniziale. Tutti segnali che dovrebbero aiutare a capire come e perchè il prezioso dipinto ha lasciato l’isola e che itinerario ha percorso. L’opera è in perfetto stato anche perchè «in precedenza è stata restaurata a Stoccarda», informa Crobu che chiamerà col suo nome la futura fondazione: «Voglio che questo retablo del Cristo di Nicodemo resti in Sardegna».


Fonte: La Nuova Sardegna